Cyclo Avigliana | Andrea
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Andrea

 Andrea

Una passione può nascere da una chiave a brugola, essenza e fusione della morbidezza della curva unita alla simmetria dell’esagono. 

Per riparare una bici serve poco altro.
Per trasformare la passione in lavoro servono dedizione e visione lucida del futuro.
Andrea inizia cosi, per caso…. Lui podista di un certo rilievo nel sant’Ambrogio, venuto il momento in cui correre dietro alle ragazze è preferibile che farlo per un qualsiasi altro traguardo, dismette le scarpe da corridore e indossa quelle da ciclista che con la bici le ragazze si raggiungono prima.
Era il tempo delle prime MTB, quelle che venivano chiamate Rampichino, o quelle con le grafiche fluorescenti della Bianchi.
Ci si mette mano, si fa manutenzione, si smonta e si rimonta. Cosi, per passione e per aspettare quella ragazze che proprio non ti filavano. Molte camere d’aria dopo, una volta capito che lo studio non era cosa, il passo verso il lavoro diventa breve, cosi come la trasformazione di quella piccola passione in professione, al fianco di un meccanico ciclista che al di la del carattere, insegna molto al nostro futuro “Dutur”
12 anni non sono pochi, ma tanti ne servono per realizzare il proprio sogno, l’indipendenza, la costruzione di una bicicletta che permetta di vivere e lavorare, magari a volte anche in ordine inverso.

Oggi, molti anni di distanza, CYCLO è una delle realtà più brillanti della valle, luogo in cui si coniuga conoscenza, esperienza, passione e cura del cliente.

In un mercato dove molti si improvvisano qui si seguono corsi, ci si aggiorna, si procede verso una professionalità sempre più precisa, seppur basata su quella manualità originaria che rimane a fondamento di una cultura.

Non sempre se entri da CYCLO esci con una bici, ma sempre ne uscirai con la consapevolezza di aver trovato una persona competente che mira a farti amare la bici prima ancora di avertela venduta.

Un uomo che per passione ora spacca la legna o guida il trattore, che bisogna avere dei modi per sfogare la tensione. Tanto ore passate in negozio, tante parole, consigli, scelte ascoltate e proposte.

Gli inizi furono incoraggianti ma certo non riposanti: 14-16 ore passate al lavoro, dividendosi tra o cina, consulenza, vendita acquisti. Il sorriso e la gentilezza a far da benvenuto, un saluto spicciolo nel momento in cui “a pelle” non ci si piaceva.

Questa è la libertà del lavorare in proprio: tu non sei obbligato a comprare da me, io non lo sono nel servirti. Libertà di idee. Libertà di pensiero e coscienza. Professionalità e schiettezza.
Valori rari in un mondo di commercio on-line e televendite.

Ma la bicicletta la devi toccare, annusare, accarezzare; devi alzarla, impugnarla, sollevarla; devi sederti sul sellino, fare qualche pedalata, sentirla tua.

Diavolo non stai comprando un caffè! No, stai acquistando la libertà, il mezzo ancor oggi più rivoluzionario che sia mai stato creato.
Lascia stare le mode, i modaioli, i premier ecologici o il brand più ricercato: vieni qui è cerca la tua bici!

Domani? Cosa sarà del domani? Il futuro è un’ipotesi citava una canzone, qui potrebbe essere costruzione di un sogno che valichi le alpi e si attesti poco oltre confine, in paesi maggiormente legati alle due ruote, ma anche a quel rispetto a priori, a quel sorriso tra buongiorno e come va.

Bello il futuro. Infinito, come il pensiero.

Scritto da: Pietro Bastianelli

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